CHIESA SAN NICOLO’

La  Chiesa Madre di Venetico Superiore, dedicata a S. Nicola di Bari, risale ai primi anni del secolo XVI, quando attorno al castello fondato dagli Spadafora, il paese ebbe un forte incremento  di popolazione, immigrate per colonizzare il feudo circostante; nei secoli successivi si arricchì di arredi ed opere d’arte, il tempo, sottoposto negli anni recenti a lavori di ristrutturazione e restauro molteplici e accurati, presenta una facciata di linee sobrie.  Il campanile è stato ricostruito sul modello di quello crollato nel terremoto del 1908. Sull’altare centrale del 1792, è esposto il « SS. Volto di Cristo ». E’ un dipinto su lastra di rame in cornice d’argento e riproduce l’immagine del sudario custodita nella Basilica di S. Pietro in Roma. La riproduzione fu concessa nel 1625 a Don Giuseppe Spadafora Moncada   dal  Papa Urbano VIII.

VOLTO SANTO

Sovrasta l’altare un crocifisso dipinto su legno del secolo XVIII. La luminosa navata centrale è ornata si stucchi; il soffitto è a  cassettoni; la cantoria reca un organo del ‘700, ripristinato nel 1986; il pergamo di legno, richiama nella forma, quello marmoreo del Duomo di Messina.

Nella navata di destra sono da notare la Madonna dell’Arco (1602), la statua di S. Caterina d’Alessandria, della fine del 500, dipinti su tela del sec. XVIII. Nel transetto è l’adorazione dei Magi, firmata e datata da Francesco Buonajuto, 1532, con ricca cornice. A S. Nicola sono dedicate una statua lignea settecentesca, restaurata e la bella tela d’altare riprodotta nel frontespizio. L’Immacolata di legno stuccato e dipinto, è datata 1700. A Sinistra nella cappella del SS. Sacramento, si trovano la Madonna del Rosario, firmata e datata Gaspare Camarda 1605, il monumento funerario di Don Giuseppe Spadafora Moncada e della moglie del 1637, il monumento funerario di Don Federico Moncada e consorte del 1615, in marmo policromo. Di scuola caravaggesca  messinese è il Cristo alla colonna, nel transetto; seguono, nella navata, varie tele del sec. XVII, di buona fattura.

Nella sacrestia è conservata un imponente armadio datato 1694 ed è ordinato un museo di arredi sacri di pregevole valore storico e artistico. Dei parati sacri rimasti ci sono due pianete, due tonacelle e due piviali lavorati in seta e fil d’oro ed infine un velo omerale databile al sec. XVII.

Appartengono  al sec. XVI un reliquiario in argento a forma di scrigno lavorato a sbalzo e decorato con motivi di foglie; un secchiello con aspersorio in argento lavorato a sbalzo e cesello nelle anse si notano due teste alate e medaglioni incisi. Un ostensorio in argento lavorato a cesello e a sbalzo, è  decorato da raggi e testine di angeli, appartengono al sec. XVII un  ostensorio in argento, lavorato a sbalzo e a cesello.

Nella sacrestia ancora troviamo una tela raffigurate S. Marco di ignoto della  seconda metà del sec. XVII. Il Santo è seduto ed intento a scrivere un libro posto sul grembo.

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